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Archivio mensile dicembre 2016

Ucciso l’attentatore di Berlino

Questa notte vicino la stazione di Sesto San Giovanni è avvenuto uno scontro a fuoco tra la polizia e il killer del mercatino di Natale di Breitscheidplatz.

Erano le ore 3:00 quando una volante ha fermato lo straniero. Richiesti i documenti, l’uomo ha tirato fuori una pistola ed ha aperto il fuoco ferendo un agente.

La polizia scientifica ha confermato che il corpo corrispondeva all’attentatore di Breitscheidplatz.

Successivamente anche il Ministro degli Interni ha dichiarato che l’attentatore era Amri Anis.

Il capo dell’antiterrorismo milanese, A. Nobili, ha scoperto che il Tunisino è arrivato in Italia, con un treno da Chambery, sceso a Torino avrebbe raggiunto la stazione di Milano con un altro convoglio-

Il poliziotto che ha ucciso l’uomo era un agente siciliano in prova da 3 anni presso il commissariato.

Mentre in Germania…

Le autorità tedesche erano convinte che il killer fosse ancora in Germania poiché, essendo ferito, poteva avere difficoltà negli spostamenti. L’uomo, invece, aveva già percorso le frontiere italiane, raggiungendo il capoluogo lombardo.

Il Ministro degli Interni tedesco, Tobias Pattle, si dice sollevato dopo l’accertamento della morte di Amri e sente gratitudine verso le forze dell’ordine italiane.

Alcune riflessioni purtroppo sorgono spontanee: come ha fatto un uomo armato ad attraversare la Francia ed arrivare armato in Italia?
Come mai un uomo che organizza un attentato di così grandi ripercussioni abbia dimenticato i propri documenti nella cabina guida del tir?

Novità sull’attentato di Lunedì

Risvolti inaspettati sull’attentato presso il mercatino di Natale a Berlino. Ricercato un tunisino di 24 anni, soggiornato in Italia per diversi anni.

Il suo nome è Anis Amri, nato nel Dicembre del 1992, arrivato in Sicilia circa 7 anni fa, ha trascorso 4 anni in carcere a Palermo perché sospettato di aver appiccato fuoco in una scuola.

Conosciuto dalle autorità tedesche per le sue idee estremiste e potenzialmente pericolose, aveva ricevuto un ordine di espulsione mai messo in pratica.


I sospetti ricadono sull’uomo poiché all’interno della cabina guida del camion sono state trovate tracce del suo DNA ed i suoi documenti.

Si suppone che abbia litigato con l’uomo polacco trovato morto.

Gli Uffici di investigazione criminale hanno posto una taglia da 100.000 euro a chiunque riuscisse a trovarlo. Le autorità mettono in guardia dicendo che potrebbe essere pericoloso e armato.

Le parole del fratello

Durante questi anni aveva mantenuto contatti con il fratello che intervistato afferma:

“I ask him to turn himself into the police. If it is proved that he is involved, we dissociate ourselves from it”.

Quanto riportato nel New York Times trasmette lo stupore del fratello dell’indagato In altre interviste, infatti, quest’ultimo dichiara di ritenersi lontano dalle idee islamiche estremiste e di respingerle. E afferma che Anis si sarebbe potuto avvicinare all’estremismo durante la sua permanenza nel carcere di Palermo:

“Anis may have been radicalized in prison in Italy”.

Attualmente, il ragazzo tunisino è ricercato per essere interrogato e non per una incriminazione diretta.

Gli effetti degli attentati

Gli effetti degli attentati si percepiscono nei comportamenti quotidiani delle persone.

Ieri i passeggeri di un aereo della Delta Airlines hanno deciso di far scendere un noto Youtuber americano, Adam Saleh, di origine islamica.

Il ragazzo che doveva volare da Londra a New York, parlava in arabo con il suo amico e al telefono con sua madre, prima di partire.

Dopo ore di interrogatorio è stato dimostrato che il ragazzo non simpatizzava in alcun modo con l’estremismo islamico e che, al contrario, sensibilizzava i suoi follower contro il fenomeno.

Le indagini proseguono e continuano gli interrogatori a uomini vicini al presunto attentatore che ha causato ben 12 morti.

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Vittima dell’attentato anche una ragazza italiana

Purtroppo anche una ragazza italiana, Fabrizia Di Lorenzo, di 31 anni è stata una vittima dell’attentato a Berlino. Arrivato da pochi minuti, il riconoscimento da parte della madre e del fratello che si sono subito recati verso la capitale tedesca. Da qualche minuto lo ha confermato, anche, il Ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano.

Retweet di Fabrizia Di Lorenzo, lo scorso 11 Gennaio.

Attentato a Berlino, tutti i dettagli

Ieri, 19 Dicembre, un camion si è lanciato a forte velocità contro la folla presente in un mercatino di Natale, causando 12 morti e 48 feriti, alcuni dei quali ancora in gravi condizioni.

Il conducente del veicolo è scappato.

Zdf, la seconda televisione tedesca, ha dichiarato che il conducente sarebbe scappato dalla cabina guida subito dopo aver commesso il misfatto.

Il tir trasportava ponteggi di acciaio che avrebbero dovuti essere scaricati a Berlino. Il camion secondo il tragitto ipotizzato, non sarebbe mai dovuto passare per il centro della città. All’interno della cabina è stato trovato un uomo polacco morto del quale era stata denunciata la scomparsa Lunedì; non sarebbe stato lui alla guida ed il camion sarebbe stato rubato.

Il collega dell’uomo, nonché suo cugino, ha dichiarato di garantire per lui: “lo conosco fin da piccolo”.

Il sospettato, è un migrante pakistano di 23 anni, Naved B., entrato in Germania il precedente Febbraio, come rifugiato politico, seguendo il percorso balcanico.  Secondo fonti dell’Intelligence, il migrante pakistano era conosciuto per reati minori ma mai sospettato di appartenere a gruppi estremisti.

È stato trovato durante la notte in un campo profughi, nel quale alloggiava ed è stato fermato ed interrogato.

Il governo tedesco è stato restio ad usare la parola “attentato”, ma, nelle prime ore di questa mattina, la polizia tedesca ha affermato che vi sono tutti gli elementi per pensare ad un “attacco di stampo terroristico”.

Da tempo, l’Intelligence temeva attacchi terroristici presso i mercatini natalizi. L’allarme è aumentato quando qualche giorno fa, un bimbo tedesco- iracheno, con idee fortemente estremiste, aveva cercato di mettere una bomba presso un mercatino natalizio di Ludwigshafen, nel sud-est del Paese.

L’accaduto ha disseminato sgomento e paura tra tutti i presenti e ha allarmato tutto il mondo. La polizia Berlinese ha invitato tutti i concittadini attraverso Twitter a rimanere a casa.

Ancora una volta, ci preme evidenziare un gap di comunicazione: come comunichiamo la nostra posizione alle autorità, ad associazioni o a terzi in caso di pericolo ?

Se dovessimo essere in pericolo, quale sarebbe il mezzo adatto a trasmettere un messaggio di aiuto?

I social garantiscono la velocità dell’informazione ma la localizzazione?

In proposito, segnaliamo una delle potenzialità di WhereApp, che permette di inviare in maniera immediata un messaggio di pericolo, avvisando chi ti sta intorno e chi di dovere e comunicando la tua posizione.

 

 

 

 

Nuovo attacco hacker per Yahoo. Il titolo in Borsa precipita.

Yahoo ha ammesso di aver subito un nuovo attacco hacker che avrebbe provocato il furto di dati relativi per oltre un miliardo di account personali.

Il BBC, importante giornale inglese, afferma “The company’s shares closed down more than 6% on Wall Street”- la compagnia ha perso il 6% nelle contrattazioni a Wall Street.

Un danno che rischia di scalfire la salda immagine della compagnia, mettendo a repentaglio anche il possibile accordo con Verizon, il più grande provider di tele-comunicazioni wireless negli Stati Uniti.
Qualche mese fa, Verizon aveva acquistato l’impresa per 4,8 miliardi di dollari e adesso vorrebbero richiedere una ricontrattazione con sconti sostanziali.

Sarebbe il secondo attacco hacker subito da Yahoo durante quest’anno; il primo, è stato proprio lo scorso Settembre.

Yahoo è il terzo motore di ricerca più utilizzato al mondo, dopo Google e Bing; fondato nel 1994 da un gruppo di studenti della Stanford University, una tra le migliori università californiane al mondo.

Fornisce anche altri servizi di comunicazione come mail, messenger e chat. L’ultimo attacco hacker avrebbe interessato proprio questi ultimi servizi.

Il bottino di questa guerra nel cyber-spazio, infatti, riguarderebbe: credenziali, domande di sicurezza, indirizzi email, date di nascita e numeri di telefono. A tal proposito anche l’FBI sta investigando sull’attuale attacco massivo.

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Il piano ‘fake news’ di Facebook

Il CEO di Facebook  Mark Zuckerberg dichiara di voler introdurre  un piano contro le fake  news:  “We’re working on it”, conferma. La piattaforma sta, infatti, lavorando con una rete di giornalisti per valutare le news e verificare l’attendibilità delle stesse. Tale decisione è stata presa  dopo un falso allarme che avrebbe  visto coinvolti  uomini vicini all’entourage della Senatrice e candidata alle presidenziali Hillary Clinton. Lo scenario era una Pizzeria a Washinton DC segnalata su Facebook come teatro di un traffico sessuale di minori.

Zuckerberg dopo i falsi allarmi del popolo di Facebook ha deciso di intervenire a posteriori, al fine di risolvere e rimediare le fake news.

Come ha agito WhereApp?

In parallelo,  i programmatori di WhereApp, prima del lancio, hanno ideato un team di moderatori che garantisce fin dall’inizio la certificazione delle news, verificando i mittenti, controllando l’efficienza del portale e moderando i messaggi degli utenti dell’app.

Fin dall’inizio, dunque, WhereApp contrasta la divulgazione delle notizie false, certificando tutti i messaggi che passano per la piattaforma. Dunque, anche i messaggi degli utenti sono moderati dal team. Tali messaggi, infatti permettono di raggiungere gli altri, nel raggio di 4 km da chi li invia, permettendo di attivare una ‘chat di quartiere’ educata.